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Il webinar organizzato da Umana con il sostegno di Confindustria

Nel 2020, secondo i dati del Ministero degli Esteri, è aumentato del 20% rispetto all’anno precedente il numero dei lavoratori che sono rientrati in Italia. Nascono nuove opportunità per le aziende italiane che spesso non sono in grado di trovare i profili di cui hanno bisogno. Un mercato di talenti più vasto dove una mobilità più marcata accorcia le distanze e assottiglia i confini.  

La crescente richiesta di competenze specifiche e di nuovi profili professionali, la necessità di riqualificarne altri; la situazione del mercato del lavoro europeo post-Brexit; le nuove regole per la mobilità europea; il cambio di paradigma dell’economia a cui stiamo assistendo in questo momento: sono i temi centrali di “Talenti senza frontiere, sfide e opportunità per il lavoro in Europa”, il webinar organizzato da Umana con il sostegno di Confindustria, che si è tenuto oggi con la moderazione del giornalista Ferruccio de Bortoli.

Un evento inedito, un’occasione importante per delineare le nuove frontiere della circolazione delle competenze, dal “reshoring” dei cervelli alla diffusione di esperienze di lavoro in altri Paesi, dall’attrazione dei talenti in Italia agli effetti della crisi pandemica sul mercato del lavoro europeo. È proprio in momenti come questo che è necessario immaginare e programmare il futuro. Delineare percorsi di crescita umana e professionale per i giovani talenti italiani ed europei, valorizzando una delle principali ricchezze dell’Europa e dell’Italia: il movimento di idee, competenze e capacità. Rafforzare l’incontro virtuoso e mediato da professionisti competenti nell’ambito delle risorse umane tra le aziende desiderose di attrarre nuove competenze e le persone che, a prescindere dalla loro collocazione geografica, le possiedono. 

“Il tema delle nuove frontiere della circolazione delle competenze è quanto mai centrale in un momento come quello attuale – ha detto Barbara Beltrame Giacomello, vice presidente per l’Internazionalizzazione, Confindustria –. Questa dinamica positiva può contribuire, infatti, ad affrontare un gap che è molto sentito dalle nostre imprese, specie nella prospettiva della ripresa: il mismatch delle competenze. Ciò accade in particolare per le discipline tecnico scientifiche e non riguarda soltanto i laureati, ma anche i diplomati. In particolare, nei settori dell’elettronica-elettrotecnica, turismo, amministrazione e finanza, meccatronica, energia, grafica e chimica. Le difficoltà di reperimento di alcuni profili rendono ancora più evidente quanto possa essere importante l’inserimento nel mostro mercato del lavoro di tecnici e professionals che hanno acquisito competenze in quei settori all’estero”.

“In questo momento – ha aggiunto Carmelo Barbarello, consigliere diplomatico, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – siamo davanti ad una nuova, grande sfida: la sfida fra Paesi nell’attrazione dei talenti. Come i lavoratori italiani stanno mettendo a disposizione le loro competenze, emigrando o lavorando dall’Italia per un’azienda straniera, così l’Italia ha l’opportunità di attrarre i talenti stranieri. Servono politiche adeguate e cooperazione fra le Istituzioni e il mondo delle imprese, per potenziare l’attrattività del nostro Paese e cogliere questa grande occasione.”

Per Gianni Rosas, direttore Ufficio per l’Italia e San Marino, Organizzazione Internazionale del Lavoro: “Le risorse umane sono una componente fondamentale per la competitività delle imprese e per lo sviluppo economico e sociale delle Nazioni. Oggi le competenze e le esperienze giocano un ruolo sempre più importante nell’ambito delle trasformazioni che il mondo del lavoro sta attraversando, dall’innovazione tecnologica alla digitalizzazione. Erano 117 mila nel 2018 i lavoratori che si sono rivolti al mercato estero dopo la chiusura del ciclo universitario. 45 mila sono quelli rientrati, con un incremento di questi ultimi del 20% nel 2020. Il Covid ha certo accelerato il rientro, ma il fenomeno è in corso. Sono tanti i benefici della circolazione dei talenti. La possibilità di entrare in contatto e conoscere culture diverse, anche dal punto di vista lavorativo, attribuisce capacità di adattamento, flessibilità, capacità relazionali, di interazione con team multiculturali, oltre alle competenze trasversali.” 

“La mobilità internazionale è un elemento imprescindibile per la competitività italiana ed europea – ha detto Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana. Le persone devono avere la possibilità di fare esperienze all’estero ed è importante favorire la mobilità del lavoro. Ma l’obiettivo di ogni Paese è quello di attrarre i migliori talenti e dobbiamo lavorare su questo fronte anche in Italia. È necessario facilitare le persone nei loro percorsi di carriera internazionale, ma al tempo stesso permettere loro di mantenere un rapporto costante con l’Italia per cogliere, se lo desiderano, le opportunità offerte dal nostro Paese. È per questo che, anche grazie a nostri recenti investimenti nell’ambito HR Tech, stiamo valutando strategie e iniziative che aiutino le imprese a trovare i talenti giusti sia andando verso l’estero sia tornando in Italia. Per Umana è importante far conoscere e valorizzare gli strumenti che sono messi a disposizione delle imprese in questo contesto perché crediamo siano elemento di competitività spesso ignorato.

Per Federico Fabbrini, professore ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso la School of Law & Government della Dublin City University e Direttore del DCU Brexit Institute: “Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è stato un processo largamente causato dalla preoccupazione di parte dell’elettorato per il problema dell’immigrazione – ma esso stesso ha importanti conseguenze sull’immigrazione, riducendo l’attrattività del Regno Unito verso i talenti stranieri. Questo apre delle opportunità per l’UE, che in risposta alla pandemia ha lanciato un piano di rilancio senza precedenti, noto come “Next Generation EU”. Tuttavia, l’attrattività soprattutto dell’Italia, dipenderà da importanti riforme volte a favorire crescita economica, efficienza amministrativa e stabilità istituzionale.”

“Serve maggiore cooperazione amministrativa per facilitare le imprese e i lavoratori che vogliono esercitare il loro diritto alla mobilità – ha detto Federico Pancaldi, Senior Labour Mobility Officer – Acting Head of Unit Information and EURES, Autorità Europea del Lavoro –. L’Italia è tra i principali Paesi di destinazione dei lavoratori europei, ma la sua attrattività è fondamentalmente legata ai Paesi dell’Est Europa. La gran parte degli immigrati proviene dalla Romania mentre, ad esempio, Germania e Francia hanno un’immigrazione più eterogenea. L’Italia è più un Paese di emigrazione, anche se c’è una mobilità di ritorno, un fenomeno di transizione legato anche al telelavoro. La grande sfida per la competitività dell’Italia, a cui mancano soprattutto competenze di alto profilo, parte dai salari che le imprese offrono ai talenti stranieri, e sarà una delle principali sfide future.”

Per Michela Magnani, dottore Commercialista e Revisore Contabile, esperta in mobilità internazionale dei lavoratori: “Le grandi aziende italiane si stanno rendendo conto sempre di più del loro bisogno di reperire nuove competenze, nuove professionalità. L’agevolazione fiscale può essere certamente un elemento che aiuta l’incontro fra il talento e l’impresa, e il ritorno in Italia, ma non è sufficiente. Il lavoratore deve essere convinto anche della bontà del progetto, del suo percorso di carriera e delle opportunità di crescita. In termini di normativa fiscale il nostro Paese è molto competitivo rispetto altre realtà europee, ma c’è ancora molto su cui lavorare, ad esempio sulle certezze delle norme, o sulla tematica fiscale del Distacco, capace di far crescere le imprese, ma ancora poco favorito dall’Agenzia delle Entrate”.

È possibile rivedere il webinar sul canale YouTube di Umana: https://www.youtube.com/watch?v=846n1_RHa-w

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